Enrico de Lea


Alcune Poesie di Enrico de Lea, tratte da "Ruderi del Tauro" (2009) e "Pause" (1992)

Inavvertita neve sul mantello
del remoto camminante
nella notte del bosco, oscurità
d'assiso enigma per l'occhio
che intravide
il verde astuto nei meriggi accesi,
palpebra appena vergine ad ogni alba.
Corrugata radice di passione.
Il biancore profuso insiste, ancora,
via, pertinenza alla catena buia,
nero che tutto ingoia, sul limitare
del passo indagatore
e mai umile del camminante.

***

L'angelo dell'obitorio
accosta l'ala nera del conforto
agli ultimi, ai sopravviventi
nella compièta d'assoluzione e gloria.
Li accarezza, li astrae dall'alto
di una vetta di vigna sacrificale,
ah, nostra virtute del tralcio,
nostra mattanza dell'uso quotidiano.


***

Poesie tratte da "Pause" (1992)

Se scrivi una parola
la parola che scrivi non è sola.
La luce tra interstizi
induce ai precipizi
l'esplorazione della penna
sottesamente accenna
a un silenzio, un nume raro,
un fuoco avaro.


"Fuori"

Fuori, il sentiero che segni
è non piccola parte del regno
d'un sottile nessuno.
Per questo temi e volentieri
t'abbandoneresti all'antico
tracciato, felice tra il secco
caldo delle foglie di ieri.
Invece non ha luogo qui
alcun fuoco sicuro.
L'esilio è ancora lungo,
definitivo forse.
Ecco, t'è procurato calice d'oblio
da cui già trinchi.


"Dove"

Un posto come un altro, un posto
dopo un altro, un altro luogo
cu affidare l'anima del fuoco
scaraventato all'aria, adesso
senza un sostegno al gesto
di abbracciare il tempo, di baciarlo
in esso radicato, in esso ucciso.


"Pause"

Amate annichilenti
pause del volere
possa da voi declinare
l'accadere.
All'aria delle strade
curate voi di farci
buoni assenti privi.
Al falso - al passo -
dei puri accenti
assoldati duri vivi.


I nostri personali dolori
sono avere infime astratte gocce
dentro il mare del dolore del mondo.
- Solo in rare evidenze sentite acqua familiare.


è fiore
per l'asprezza
del silenzio.


Nessuna scintilla dai sassi,
nel morire interminato della luce.