Paul Eluard


E per un primo bacio egli si inginocchiò
alla notte di un tempo era uguale la notta
così fu la partenza la fine del passato
e la coscienza amara di aver già vissuto.

Allora ridestò le ombre addormentate
cenere grigia e fredda di un murmure taciuto
la cenere del cieco e la sterilità
giorni senza speranza e notti senza sonno.

Il lamento di vivere
ma io non ho lamenti
più nero più pesante è il mio passato.

Rovi di rose e di spine
strada di terra e di sassi
a cielo ardente cielo consunto
a freddo intenso testachiara.

E scrivo per segnare gli anni e i giorni
l'ore e il tempo degli uomini
e le parti di un corpo comune

che ha il suo mattino
meriggio e mezzanotte
e di nuovo è mattino
inevitabile adorno
di forza e bellezza
di bellezza d'orrore
di riposo gradevole di luce miserevole
di gloria provocata

d'un mattino che nacque da un sogno la potenza
di guidare a buon
fine la vita
i mattini passati
i mattini futuri
organizzando il disastro
separando dal fuoco la cenere

d'una via l'immagine
che mi ha sfigurato
per amor di tutti e tutte
sconosciuti nella polvere
solitudine mia assenza mia.

Dalla stanchezza la bruma
prolunga cenci e noie
nel profondo del petto
vuoto alle tempie spente
crepuscolo alle arterie

Legge la foglia morta ed il velo caduto
legge il lume spento e il piacere sciupato
l'amore assurdo il cibo rinunciato
la neve sporca e l'ala inerte e la vecchiaia.

Sopra i campi un cielo stretto
pietra di vuoto alle tombe.

La miseria si fa eterna
la crudeltà si sazia.

Capire è giudicare
l'errore con l'errore.

Sulle rovine verginali
dalle ali di farfalla
primavera infine è l'alba
e la bocca è l'alba
e gli occhi immortali
han la forza di tutto

Noi due tu tutta ignuda
io così come ho vissuto
tu la sorgente del sangue
ed io le mani aperte
come occhi


"Moralità del sonno"

Corde delle distanze e corde dei bagliori
corde della speranza lanciate a chi è ardente.

Esaltata a esaltarmi
fra gli orizzonti volubili

Crepuscolo del furore

Dolore di recidere quello ch'era più oscuro
ritaglierò le tenebre
della mia stanza
che si restringe

da una torre attardata s'alza un fuoco
da un'altra torre già persa
scivola duro sperone di una sola carezza

Obbedienza barriera
desolanti avventure
simulacri tesori sciupati.

Agli angoli di cenere al caos d'ossa infrante
dall'abbandono più certo
al mosaico confuso
di una virtù infima
derisorio disordine
ho sventato le insidie
non hanno sonno i morti
non riflettono nulla
e né l'acqua né il vento né il sole né l'aurora
li possono distrarre.


"Il lavoro del poeta"

Solitudine semplice
negatrice di rischi e di delizie
t'ho conosciuta.


"Il lavoro del pittore"

Non hai voluto dividere
non c'è nulla da attendere da nulla
su te la pietra non cadrà
né l'elogio compiacente.

Mi piace dirlo mi piace dire
che ogni tuo gesto porta una firma.


"Età della vita"

Sera estiva adunata nella voce del tuono
la pianura arde e muore e rinasce notturna
sera d'invernale stretta dentro il gelo implacabile
la selva ignuda inondano foglie morte.

Nulla ci riduce
a sogni senza sogni
a sopportare l'ombra
di un'ora simile
non c'è sull'ora
dubbio o sospetto.


"Bella e somigliante"

Un viso alla fine del giorno
una culla tra le foglie morte del giorno
un mazzo di pioggia ignuda
nascosto ogni sole
in fondo all'acqua ogni fonte delle fonti
spezzato ogni specchio degli specchi
nelle bilance del silenzio un viso
una pietra fra altre pietre
per le rame delle luci estreme
del giorno, un viso che somiglia
tutti i visi dimenticati.


"La tua bocca dalle labbra d'oro"

...In quest'alba di seta in cui vegeta il freddo,
la lussuria in pericolo
rimpiange il sonno,
nelle mani del sole tutti i corpi che si svegliano,
tremano all'idea di ritrovare il proprio cuore.
Ricordi di bosco verde, nebbia in cui mi inoltro,
ho chiuso gli occhi su di me,
sono tuoi, tutta la mia vita ti ascolta
e non posso distruggere
i terribili riposi che il tuo amore
m'inventa.