Camillo Pennati


Poesie tratte da "Una Distanza Inseparabile" (Giulio Einaudi Editore).

A mio parere, la poesia di Pennati ha un sapore astratto, le parole assumono la valenza di note melodiose, nella successione dei versi... molto spesso si perde "il senso logico" della frase, e ci si lascia cullare dai suoni dolci e mielosi, dal linguaggio arcano, quasi che fossero delle
antiche ballate o formule di incantesimi.

...La mia preferita è "Magnolia", ma adoro anche la similitudine che il poeta ha fatto del fiore di sambuco... e poi il linguaggio, è eccezionale e sublime!!!



"Gabbiano"

Maestro del senso del vuoto
e del pieno
maestro di tempeste
e di sereno nel mosso elemento
dell'aria cui affidarsi
mentre sorvola la battigia a picco
sulla vertigine prescelta
tra ciò che oscilla in lame cupoargentee
e il fisso dirupare della roccia
tra ciò che non ha ingombro
in un riflesso estendersi di spazio dentro il cielo
e l'immoto ristare dei siti della sosta
e del pernottamento
avanti e dentro e oltre l'iroso accumulo
del tempo in ciò sotto forma di sostanza
in quell'attraversarlo si consuma:
fugace e prensile di sguardo
a chiglia e alato a un doppio galleggio
nel vivo e agile disegno
dell'esistere
che di una sua antitesi consiste
per infinite istantaneità
di desiderio come intuite
e mosse nello sfrecciarne
il regno.



"Nella sua tersa nudità"

Conche d'argento e fenditure d'oro
e queste che si slabbrano e quelle che si colmano
di combacianti o sovrapposti nembi
tra laghi plumbei nel vento che ne sposta
l'ombra la smembra l'accumula più cupa
d'immanenza nella sospesa densità del cielo:
e d'improvviso fiottano veloci balenii di lame
in sbalzi risaltanti ogni colore come a salpare
il mondo da quel grigio e mai spento fondale
di tutte quelle forme che la luce
impavesandolo traspare nella sua tersa
nudità traverso l'aria resa così sostanziale.



"Dell'apparente assenza"

Grigio-azzurri
grigio-neri serrano nembi un loro assedio
scivolando a un lago
piccolo e turchino
l'ultima aurora a tingerlo del giorno
e sfilacciandosi
l'invadono
in irti e vividi crepacci argentei
quindi in slabbrate
scialbature
a mano a mano che scema il fiotto della luce
e il vento cala
e del lago
non sai se scompaia inghiottito o nell'irriflessività
d'ogni colore
tutto che tinge
il buio in unico spessore però così acuito
dalle vibranti sfumature
dell'apparente assenza.



"Ciò che s'intride alla terra"

Non ha elucubrazione non è altro
da sé ciò che s'intride alla terra: sale alla sommità
del desiderio dove in stupore affiora.



"Magnolia"

Loto nell'aria
morbido avorio tra smaltato verde di vertigine
sospesa al suo profumo d'effusione



"Pioggia"

Penso alle pietre ai sassi
che la pioggia anche in quei pori penetra
scurendoli.



"Nubi squarciate d'azzurro"

Deriva il sole
tra le nubi che sopra gli si avventano
coi loro cumuli
e s'inabissa il suolo
o affiora ai flutti elettrizzanti della luce
ora sommersa ora inondandolo sgombra.



"Così levigati relitti"

Oltre le ciglia immerse nella luce
scaglie e strisce di mare che di là conduce all'orizzonte
da cui derivano i frangenti così levigati relitti
in lisce e sostanziali forme l'essenza
nel desumerne di là dell'erosione di là d'un naturale
sfacimento agli elementi
nella visione consustanzialmente che lambisce i contorni
sino addentro a un principio per strati e strati
d'avvenuto compiersi.



"Yin"

Stelo carnale
che dal bacino tra le anche affiori
ed estasiato
mi guardi
da dove nello sguardo si effonde il desiderio
a intridermi
nel corpo
sino all'atollo al centro del mio ventre
e là estasiati dove
di me l'insenatura
a srotolare ti riattende nei giochi della spuma
i confini d'essere.



"In bianche isole"

Pensili affiorano nel verde
le prime infiorescenze merlettate del sambuco
in bianche isole
a galleggiare immerse
in quella estrosa espansività l'arioso specchio
della loro estate.



"Al limite dell'aria"

Il peso stesso
nel cedere su sé la propria intera consistenza
sbriciolandosi
al limite dell'aria
che solleva il vento in quel trasparentissimo
dissolverne la forma
tutta riflessa per congiungimento.



"Raffiche di vento"

è tutto a scaglie di smeraldo il mare nel visibile
specchio dell'insenatura tra orizzonte e baia mentre
accade l'evento d'un irripetibile crepuscolo. Inarca
il dorso e a tratti il vento a fior d'acqua fiondando
l'increspa contro pelo e sale un infuriato rimbombo
fino agli alti embrici issato da folate e raffiche
nel teso sibilare. Cuspidi nivee si formano al largo
e alcune s'ergono in bianche criniere scriminanti
in un ispessimento che calmo appare altrimenti là
dove innalza un suo velario lattescente il cielo
che qui è madreperlaceo dove l'incurva lo sguardo.
Adesso le nubi s'ondulano sospese di quello stesso
elemento che l'aria tuttora sorregge e a brividi
separa da un imminente quanto protratto dilagare
a invaderla.



"L'illeso sconfinare del silenzio" (qualche verso)

... Oltre il resistere dei sensi e poi l'illeso
sconfinare del silenzio oltre un contiguo silenzio
nel ricomporsi di tutto ciò che ha un peso di coesione
e di respiro all'ondulante trasporto dell'aria
come di sciolti attorcimenti nel perturbato
scorrimento d'una trama.



"Lungo l'arcuarsi della baia" (qualche verso)

... Dov'è avvenuto ciò che è ancora evento
dove d'ineguagliabile bellezza
non ha il concetto l'apparire e l'impressione
né lo stupore che irretisco sguardi
e più li ammalia di quell'astratta
concezione così sensibile
così di là dall'iride pungente
dove si staglia in tutto il suo sentircene
mancare da questa impenetrabile visione
qui mentre sostanzialmente accade
d'incolmabile distanza
tanto l'avvertì separatamente inseparabile.



"Plenilunio"

Lieve una brezza che muove dalla radura del mare
scompiglia il sovrapposto dilagare delle nuvole ed ecco
il plenilunio appare nella sua sfera argentea
tra un arcipelago di forme scure che ritramutano
tra la visione e l'osservare e la sommergono
da cui ritorna a galleggiare sempre più sfuggente
sempre più distaccata nel suo luminescente veleggiare
mentre quaggiù sinuosamente inquieta la rugosità
dell'acqua si appalesa in quel ventaglio fluorescente

a mano a mano che lambisce aprendosi la baia
e si dilata nell'iride stupita della mente
e in quel suo riaffiorare immagini di desiderio
come ninfee sboccianti in un amaro volto
quanto nel proprio innamorato viso dalle profondità
da cui riemergono in una riflessione così
velatamente intrisa nell'ondulato frastagliarsi
di tutte le loro sembianze.



"Signore di Tre Regni"

Signore di Tre Regni che l'Uno attraversi,
aleggiando l'altro che a tuffo fiocini o galleggi
e il minerale
osservi sfarinarsi d'erosione da uno scoglio.



"Quanto di desiderio"

Quanto di desiderio mi sostiene
al tuo mancarmi
è comprensivamente nel sentirne
il trapassante tratto di distanza
così attraentemente colmarsi di te.



"Oltre ogni sogno"

Ti ho portato con me nella neve.
Ti ho amata nella stupefacente conoscenza di come
l'acqua
assume queste forme bianche di singoli
cristalli che scendono lungo i volumi
invisibili dell'aria e a terra si ricongiungono
prendendo le sembianze che silenziosamente
ricoprono lungo il contorno stesso di quel
loro esistere. E nella flessuosità formose
di bagliore ho conosciuto l'intero paesaggio
del corpo che combaciandoti ti avvolge
mentre nel gravitare si discioglie
oltre ogni sogno qui mentre intride
in pervasiva comprensione il mio profilo
sino al più fondo strato stillando che l'accoglie.



"Qui" (qualche verso) 

... Qui pare come
abbreviarsi la distanza nell'essenzialità
della natura in quell'evento che maliziosamente la
conforma
tanto del suo silenzio qui in sé si manifesta ed
espressivamente
si riconfigura in forme il cui disegno spiega la struttura
estrosa che le informa sino a colmarle e a compierle.
in tutta una misura d'interiore scorrere...



"Vento di scirocco" (qualche verso)

.... su quanto esiste e si appalesa del fluttuante
azzurro e così sui miei occhi che quel sidereo
turbamento cosmico conducono a un introverso
presagio nella stravolta gravità dell'aria
che in sferze trasversali sventaglia schegge
di pioggia in una luce intercettatamente plumbea
in cui riaffiora e affonda la consistenza
e non l'immagine del globo.



"In linea d'aria" (qualche verso) 

Cirri verdi d'aghiforme struttura appaiono nell'aria
però ancorati alla fissità dei loro tronchi
dalla spessa scorza crepacciata lungo la verticalità
di greti in timbri d'ocra a vampe riflessivamente
cupoaccese
là in quel sempreverde fonda nell'azzurrità che
trascolora
o inondandoli un vento entro un fondale di mutevole
grigiore



"Foglie" (qualche verso)

La malinconia non guida né l'impotenza
della nostalgia le piante addentro il loro premere
frondoso a nuotare nell'aria quella vertigine
colma da cui scoscendono di radicata comprensività
espansiva sino al terrestre fondale
d'increspato silenzio che in coesione le accoglie
allora sì naturalmente macerando tutto
quell'ispirato aderimento al loro esistere.



"Meno il tuo volto meno l'espandersi d'un fiore"

Tutto che trascolora nella patina del tempo
di quanto l'ariosa luce lavora
che perdura al tempo stesso della sua emittenza
meno il tuo volto meno l'espandersi d'un fiore
nel vivido di un'ora d'intensità trasecolante
che il desiderio a quell'appassionato sfarsi
contemplando mi acuisce la gioia
e nella sua vertigine
congiuntamente mi disvora.



"Stellaria delle dune"

"Stellaria delle dune" poichè è lì
che cresci e fiorisci dove la sabbia
s'aggroppa poco distante dall'ultima
propaggine del mare e ti propaghi
diramandoti nella solarità dei percorsi
lungo pendii di sabbie ed esplodi
in fioriture dei sottili petali purpurei
che come ciglia di corolla circondano
i tuoi stami giallo arancione
in una luminosità che abbaglia l'orlo
lambente dell'aria dove radendo la dura
morbidezza della silice ti stagli in tutto
il tuo incantevole fulgore poi che saprò
di nome carpobroto.



"Quasi un autoritratto" (qualche verso)

Ma giunge da un silenzio effuso ed affiorante
dal suo intenso contenuto solo variandone
il ritmo il timbro l'eco e il rivibrante suono
sostenuto dal vibrare del suo proteso fervore
in quello che esaudisce e gemma e fiore
d'ogni sua espressione
giunge di là da un volto
dall'immanenza di cui esistendo riconsiste
la naturalità strutturalmente atomica del mondo
nel suo significante
in sé significato.



"La stessa sua risconvolgente immagine" (qualche verso)

So sempre meno
di quanto m'era parso di capire
e nel pericolare del silenzio
sto per intuire che a nulla
è valso e vale ciò che non puoi attribuire
a un attimo compreso
di felicità ma mentre
ancora avviene e ti possiede l'aspetto incredulo
di quella sua magia come irrealtà
...
Tra desiderio e il consumarsi
della sua espressione nell'unica passione
di sprofondamento e di vertigine
che altra meta non ha
non ha altra visione nella durata stessa del respiro
ad offuscarne o a farne così tersa
la stessa sua risconvolgente immagine.



"Sul limitare dell'estate" (qualche verso)

Attesa e desiderio e l'ombra
l'ombra meridiana che gravitando accovaccia
adesso a contornarne
ogni sovrastante forma
nel suo strapiomabato volume cui cupamente
si conforma in quel sorreggerla
ciascunamente da dove non sprofonda
in ciò che solamente adombra una parvenza
di eclissato spessore.



"Dal grande pioppo al noce" (qualche verso)

... A sfarsi o a sovrapporsi in sfilacciati orli
sino a incresparsi di bianco ne smebrano le forme
nell'atmosfera che percorrono mutevoli pressioni
o perturbate e gelide invasioni d'altri terrestri
continenti qui che chiamiamo estraneamente tempo
e in quell'angoscia figuriamo di fascinazioni
di espressivi stupori per immaginazione decantandoli
nell'illusione secolare di superstiti.



"Al luogo smisurato dell'assenza" (qualche verso)

Di là d'ogni malioso stordimento
ascolta tra quei sensibili interstizi
le comprensive musicalità sinuose
ascolta del convessuto silenzio
e non sarà spavento allora
né vertigine se non altro allora il vuoto
di un vissuto ormai così incolmabile.



"In quella stessa seducente luce"

E i corpi le loro forme a incarnarsi innamoratamente
nella luce
che le conduce ai gesti nella flessuosità danzante
dei loro estrosi e sensuali movimenti in cui seduce
i lineamenti all'ammaliato sguardo nei suoi sensi
che i sensi rivibrando comprensivamente della pervasa
conoscenza penetrando penetrati oltre i contorni
di contigui sfioramenti giungono a dove si disvela
l'essenza stessa dell'esistere di là della pressione
in quel vertiginoso desiderio che ne combaci
l'espansività con un compenetrante ricongiungimento
a concepirne la sostanza come reggendo il fiore
stesso di quel proprio stelo dove la palma è sepalo
entro lo sguardo che là contempla innamoratamente
il tingersi sbocciante dei suoi petali entro la stessa
seducente luce sensuosamente che conduce
allo spogliarsi maturatamente della sua corolla.
La stessa che luminosamente ci comprende
e in quella comprensione anche se breve
tutta si commisura una distanza inseparabile.



"Di sideree vicende" (qualche verso)

Ad ogni abisso che il suo sprofondare ogni insostante
riflessione della luce tinge per sopravventi
d'aria da quelle trasparenze a ricangiare le sue squame
senza bandiere o simboli o vessillifere legioni
solo nel vario irrompere delle pressioni che dirupano
giù dal vertiginare di altitudini.