Hortensius-Emile Charles Cros


Qualche verso di Hortensius-Emile Charles Cros (1842-1888).


"Notturno"

Boschi fruscianti, cielo stellato,
il mio amore or se n'è andato,
portando con sé il cuore mio desolato!
Venti, che i vostri lamentosi rumori,
che i vostri canti, usignoli incantatori,
vadano a dirgli che io sto per morire!
...
Io gli dicevo: "Mi amerai
per tutto il tempo che potrai!"
Solo fra le sue braccia dormivo bene.
Ma lui, sentendo il suo cuore spento,
l'altro giorno via se n'è andato,
senza di me, in un paese lontano.
Poichè non ho più amore,
morirò nello stagno, tra i fiori,
sotto l'onda addormentata.
Nel mormorio di acque e di foglie,
dirò la mia pena agli uccelli
e scosterò via le canne.
Ferma sulla riva, nel vento
dirò il suo nome, ricordando
che là l'ho atteso di sovente.
E nei miei capelli sciolti,
come in un sudario dorato,
mi abbandonerò all'onda.
Le gioie passate verseranno
un dolce chiarore sulla mia fronte;
e i giunchi verdi mi avvolgeranno.
E il mio seno, fremente
sotto l'abbraccio carezzevole, crederà
di subire la stretta dell'assente.
Che l'ultimo respiro, esalato
nei profumi del vento d'estate,
sia un sospiro di voluttà!
Che voli, farfalla incantata
dal fascino delle rose di maggio,
sulle labbra dell'amato.


"La Dama di Pietra"

Sulla pietra di questa tomba
ella riposa. L'oscuro artista
che l'ha scolpita ha visto il bello
e non il triste.
Le mani giunte, gli occhi felici
sotto il velo delle palpebre,
fa sogni d'amore
mentre prega.
Sotto le pesanti pieghe della veste,
la carne appare ribelle,
non dimenticando del tutto
che è stata bella.
Unite sul seno di ghiaccio
le braccia, nelle maniche strette,
sognano l'amante che hanno allacciato
come catene bianche.


"Romanza"

Il mattino blu
fa impallidire le stelle.
Nell'aria lontana
la bruma ha messo i suoi veli.
è l'ora in cui
nello scroscio chiaro delle cascate,
danzano in tondo,
sul prato, le Driadi.


"Destino"

Qual'è lo scopo di tanti tormenti?
Viviamo febbrili, affannati,
senza gioire in primavera dei fiori,
della calma delle notti.
Perchè questi preparativi penosi,
queste fatiche che il freddo dubbio
attraversa, in cui troviamo il terrore?
Per poi morire?